Navigazione anonima, Black Market e furto di identità: cosa sapere e come proteggersi

Pubblicato da Hacky il

Tutti noi immaginiamo che ciò che vediamo rappresenti la globalità del World Wide Web. Peccato che sia una percezione completamente errata.

Mai come in questo caso la metafora dell’iceberg è corretta.

Il Dark web ne è la prova. Un enorme intreccio di relazioni del tutto criptate di cui la stragrande maggioranza degli utenti non ne sa assolutamente nulla

Navigare nell’anonimato

In questa dimensione oscura della rete, non si lasciano tracce e si può entrare solo grazie a software che rendono anonima la connessione, infilandosi in circuiti che poggiano su reti sovrapposte ad Internet. La connessione «rimbalza» tra più server posizionati ai quattro angoli del pianeta, diventando non tracciabile.

Ciò è possibile attraverso protocolli di connessione diversi da quelli usati nel cosiddetto “mondo di sopra”.

Fra i più diffusi vi è sicuramente il sistema “Tor” (letteralmente The Onion Routing) in quanto considerato da molti utenti uno strumento che apre spazi di libertà nel Web. 

Lo utilizzano 2,8 milioni di persone al giorno, soprattutto nei Paesi dove la libertà di espressione e di accesso ai media è ristretto.

Il rovescio della medaglia purtroppo è che all’interno dell’anonimato si celano veri e propri banditi che lo utilizzano per compiere crimini. I delinquenti digitali sono dunque difficilmente smascherabili. Serve alta competenza informatica, tecnologia sofisticata, e fiuto investigativo. 

La compravendita nei “Black Market”

Una recentissima indagine condotta dalla Guardia di Finanza Italiana ha infatti sgominato un’organizzazione di cyber criminali che gestiva un Black Market molto proficuo denominato “Berlusconi Market” con base nelle Puglie.

Queste organizzazioni attraverso veri e propri “black market”,  ponendosi a metà strada tra domanda e offerta garantiscono compravendita fra soggetti anonimi con monete virtuali quali bitcoin o con l’ancora più blindato monero, costituendosi come veri e propri vettori informatici di crimini a danno di persone oneste del tutto ignare. 

I principali “prodotti”, se si possono definire così, che si possono acquistare sono i più disparati le cui caratteristiche sono accomunate da una sola unica specificità: la totale illegalità.

Proteggiamo i nostri dati

E’ evidente che al cospetto di così tante insidie non si può rimanere fermi, occorre denunciare tutto e praticare una politica di diffusione dei propri dati molto ristretta, fornirli solo se strettamente necessario.

Tenere alta la guardia per non cadere in tentativi di “phishing” che consentirebbero ai criminali informatici di impossessarsi della nostra identità digitale e venderla anonimamente nei “Black Market”

Il furto di identità è un fenomeno sempre più diffuso, che coinvolge persone e aziende. Mentre ampie fasce di popolazione si stanno velocemente aprendo al mondo digitale, le organizzazioni criminali compiono frodi online.

Una volta acquistata un identità digitale, oltre a acquistare beni materiali. sono in grande incremento anche i prestiti ottenuti sotto falso nome, di solito rubando l’identità a ignari che commettono l’ingenuità di lasciare i propri dati personali (numero di telefono, codice fiscale, indirizzo per fare degli esempi) in balia del web.

Un recente report pubblicato dalla testata “Il Resto del Carlino” dell‘osservatorio Crif-Mister Credit segnala come in Italia queste truffe siano aumentate del 36,7% rispetto all’anno scorso raggiungendo quota 16.700 casi nel primo semestre 2019.

La tipologia di beni acquistati con un finanziamento ottenuto in modo fraudolento vede in testa gli elettrodomestici (30,5% dei casi). Al secondo posto si piazza la categoria auto-moto (che arriva al 13,7% del totale),seguita dagli articoli di arredamento (con il 7,9%). Da sottolineare come continuino ad aumentare i casi che hanno come oggetto articoli di abbigliamento e prodotti di lusso che arrivano al 6,9% a fronte di una crescita del +55,3%, nonché quelle per prodotti di elettronica-informatica-telefonia (al 7,6%), con un +29,6%, e quelle per trattamenti estetici/medici (+8,8% anche se si fermano al 6,0% del totale).

E’ il prestito finalizzato la tipologia di finanziamento più ottenuto in modo fraudolento, mentre raddoppiano i casi di frode che interessano le carte di credito, che arrivano a rappresentare oltre un quarto del totale dei casi registrati nel periodo (il 25,8%, per la precisione).